Il dr. Carmine Franco, da oltre un anno in forza presso il Poliambulatorio Villa Silvana-C.D.E. Centro Diagnostico Europa, dal 1990 ad oggi ha eseguito oltre 4000 interventi di alta Neurochirurgia, prevalentemente su patologie tumorali benigne e maligne del cranio e della colonna, su patologia vascolare cerebrale e spinale, su patologie degenerative e traumatiche della colonna con notevole esperienza per fratture complesse del rachide.

Artrodesi delle vertebre lombari

Si tratta di una tecnica chirurgica che consente di unire ossa presenti nel tratto lombare della colonna vertebrale al fine di stabilizzarla e in modo da ridurre deformità o dolori.
Tale pratica permette di collegare le ossa del tratto lombare della colonna vertebrale con o senza l’inserimento di impianti (placche, barre, viti, uncini) di metallo (acciaio o titanio) o non metallici.

Affinché l’unione sia solida è necessario un innesto di osso.

Chi può effettuare il trattamento?

Innanzitutto quando è giustificata la chirurgia nella lombalgia da discopatia discale.
Nella maggioranza dei casi, l’operazione chirurgica viene proposta quando vi sia un’accertata inefficacia del trattamento conservativo, di fronte ad una importante sintomatologia dolorosa ed invalidità funzionale.

Un’ altra situazione comune è quando, per l’aggravarsi della patologia di base, la sintomatologia si modifichi tale da rendere insufficiente un trattamento medico fino a quel momento valido.
Un’immediata indicazione chirurgica può essere proposta in caso di degenerazione discale avanzata (notevole assottigliamento discale e alterazioni della struttura ossea dei corpi vertebrali).

E’ indicata in caso di fratture, instabilità della colonna vertebrale o degenerazione dei dischi intervertebrali.

Quali sono le tecniche utilizzate?

La tecnica utilizzata può essere di tipo dinamico con impianti dotati di una certa mobilità e rigida o artrodesi in cui avviene la fusione ossea per garantire la stabilità del segmento trattato. Può essere posteriore e riguardare le faccette e i peduncoli, anteriore e riguardare il corpo vertebrale, o entrambe. Quella posteriore avviene attraverso l’utilizzo di viti peduncolari in titanio che ormai sempre con più frequenza sono inserite attraverso una piccola incisione cutanea, la cosiddetta stabilizzazione percutanea. Le viti sono poi unite fra loro attraverso una barra. Quella anteriore riguarda lo spazio intersomatico fra le due vertebre e avviene attraverso l’utilizzo di cage che possono essere in titanio o in peek, con accesso che può essere anteriore, posteriore o laterale”.

Qual è la durata dell’intervento e del ricovero?

La durata dipende da molti fattori quali il numero di vertebre da stabilizzare, la tecnica utilizzata, la necessità o meno di praticare oltre alla stabilizzazione anche una decompressione. Il ricovero invece varia in funzione dell’età del paziente, delle patologie associate e della complessità dell’intervento.
In media sono necessari 4-5 giorni di ricovero.

Il paziente stabilizzato può tornare a muoversi normalmente?

L’obiettivo è quello di tornare a una vita normale ed anche alla possibilità di fare sport. Ho avuto casi di molti sportivi operati che dopo alcuni mesi dall’intervento hanno ripreso regolarmente l’attività sportiva”.

E’ necessaria la fisioterapia?

Dopo un mese dall’intervento è spesso indicato un periodo di fisioterapia che può andare da alcune sedute ad alcuni mesi per tornare alla normale attività quotidiana”.

L’intervento di stabilizzazione è pericoloso?

“Potrebbero esserci, come in qualsiasi intervento chirurgico, delle complicanze. Esse comunque sono ridotte dall’utilizzo di monitoraggi intraoperatori e dall’apparecchio di brillanza radiologica intraoperatoria. La complicanza più frequente è l’infezione, risolta generalmente da terapie antibiotiche”.

Lei consiglia quindi questo tipo d’intervento?

In alcune patologie della colonna la stabilizzazione è assolutamente necessaria per risolvere la sintomatologia dolorosa e riprendere una qualità di vita normale, con rischi minimi rispetto ai benefici”.

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